Per lungo tempo lo spazio dei Giardini Ravino è stato uno spazio immaginario. La realizzazione di un giardino è la più alta espressione delle ambizioni umane, la tensione verso un’utopia alla quale viene assegnato uno spazio territoriale concreto. Per Giuseppe D’Ambra la passione per le piante succulente affonda le sue radici nell'infanzia, quando suo padre Antonio usava piantare crassule dentro conchiglie, che appendeva alle pareti esterne della casa di famiglia a Forio. Con il gusto già inclinato da questa educazione estetica domestica, divenuto capitano di marina, Giuseppe D’Ambra ebbe un incontro ravvicinato con i giganteschi saguari del deserto dell’Arizona: fu una folgorazione che provocò l’inizio di un amore ancora inesausto. Trovatosi poi a navigare lungo le rotte del Sud America, Giuseppe D’Ambra ha sistematicamente riportato semi e talee da ogni suo viaggio. Per quarant'anni le terrazze, il tetto e il giardino di Villa Ravino, il residence di famiglia, si gremirono di oltre 3000 esemplari. Durante quei viaggi prese forma un sogno: creare un giardino botanico vero, aperto al pubblico, un luogo dove la collezione potesse raccontare la sua storia. "Non si ha giardino se non vi è stato chi lo abbia prima desiderato ed immaginato e poi ogni giorno lo viva e lo lavori", Bruno Filippo Lapadula. Con lo scorrere degli anni, quel sogno forgiato dal mare è divenuto il sogno botanico di tutta la famiglia.
Nel 2000, quasi per destino, si presenta l'occasione: il terreno antistante il residence di famiglia, un antico vigneto di 6.500 mq, gravemente colpito dalla flavescenza dorata, viene messo in vendita. Si trattava di un fondo donato pro anima, nel 1700, da un fedele al Clero di Forio, un'organizzazione ecclesiastica. L'acquisto non fu semplice: tanti furono gli ostacoli burocratici, le difficoltà tecniche e spietata fu la concorrenza. La cosa più semplice, ma sorprendente, fu siglare con una stretta di mano l'accordo con il colono, che lo coltivava da generazioni. Più impegnativo fu, invece, rinvenire al Vescovato la donatio pro anima e identificare e riunire per la firma tutti i preti appartenenti all'organizzazione ecclesiastica. Anche i lavori furono molto osteggiati. In pochi credevano che sarebbe sorto un giardino; in molti temevano solo l'ennesima operazione edilizia. I lavori necessari allo spostamento e al drenaggio del terreno, la piantumazione, il recupero del vecchio fabbricato colonico, il tracciato accessibile a tutti, il rispetto delle normative sull’impiantistica rendevano l'impresa titanica ed enormemente dispendiosa. Ma quando si insegue un sogno nessun ostacolo è insormontabile. Con l'aiuto di tutta la famiglia e la guida dell'architetto paesaggista Aniello Ascanio, quel terreno pianeggiante e argilloso si trasforma, centimetro dopo centimetro, in un paesaggio inedito. Il 15 settembre 2005 vengono inaugurati ufficialmente i Giardini Ravino e la commozione è grande nel cuore del Capitano, dei suoi figli: Chris e Luca e della signora Edith. La vera stagione del nuovo giardino botanico inizia il 1° aprile 2006, data in cui apre il suo cancello al pubblico. Quando negli anni '60 ha cominciato a girare il mondo collezionando piante, il Capitano D’Ambra non avrebbe mai pensato di poter arrivare a presentare oggi una collezione unica in Europa. “Aprire un giardino botanico è stato il mio sogno divenuto realtà. Le passioni perseguite ripagano sempre!”.
Negli anni i riconoscimenti non hanno tardato ad arrivare: nel 2010 l'Osservatorio del Parlamento Europeo (OPE) ha premiato i Giardini Ravino come migliore iniziativa turistica del Sud Italia; nel 2013 i Giardini Ravino sono stati censiti dall’APGI (Associazione dei Parchi e Giardini d’Italia), che opera in stretta collaborazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; nel 2020 sono stati inseriti nella Garden Route, la guida ufficiale dei giardini italiani, che si propone di rilanciare la fruizione culturale e turistica dei parchi e dei giardini italiani e di diffondere la cultura del giardino e i temi ad esso connessi; nel 2025 hanno ricevuto il riconoscimento di Garden of Excellence dall’American Horticultural Society nonchè il Premio GreenCare 2025 per l'Azione "Arte contemporanea in un giardino".